Il turismo in Sardegna vale il 7 percento del Pil, ma potrebbe arrivare al 20: ecco come

OLBIA. Il turismo in Sardegna vale solo il 7 percento del prodotto interno dell’Isola. Troppo poco secondo i relatori del confronto andato in scena ieri mattina al Conference Center dell’Hotel Cervo a Porto Cervo e promosso da Confindustria Sardegna. Dal vivace dibattito, moderato dal giornalista de La Nuova Sardegna Roberto Petretto, è emerso che il comparto, con una gestione diversa e programmata, potrebbe raggiungere il 20percento del prodotto interno lordo. All’evento erano presenti gli assessori regionali all’urbanistica Quirico Sanna e al turismo Gianni Chessa. «Sicuramente è finita la stagione del no, questo deve essere chiaro. Il no deve invece essere solo l’extrema ratio. Ritengo che madre natura ci abbia donato un paradiso e di questi frutti bisogna godere. Nessuno dei presenti auspica una aggressione alla nostra terra, che amiamo – ha detto Sanna –. Io sono particolarmente legato da un punto di vista ideologico a Simon Mossa, che, lui architetto e sardista, lavorò per l’Aga Khan, costruendo edifici citati nelle maggiori riviste del settore. Quando parlo di disegno armonico mi riferisco proprio a questo concetto di sviluppo. Penso inoltre che gli imprenditori, chi intende investire, abbiano bisogno di certezze e di regole semplici e chiare. I presupposti alla base del Ppr di venti anni fa oggi non ci sono più e questo va tenuto presente. Tra un anno daremo all’isola una nuova legge urbanistica, rimettendo ordine e dando risposte al comparto del turismo».

«Bisogna passare dalle parole ai fatti, basta con le favole – ha insistito invece l’assessore Chessa –. Daremo risposte ascoltando i settori produttivi e le associazioni di categoria. I turisti vogliono i servizi e la politica deve dare garanzie. Gli altri paesi, in particolare il nord Africa e adesso anche la Turchia, investono su turismo, marketing, comunicazione. Se non ci muoviamo ci porteranno via fette di turismo. Ecco perché dobbiamo velocemente organizzarci, pianificare e comunicare. Non bastano più le strutture in Costa Smeralda. Destagionalizzare innanzitutto, ma anche puntare sulla comunicazione e sul marketing. Noi lo stiamo facendo investendo risorse consistenti». Nel corso dell’incontro, Maurizio De Pascale, presidente di Confindustria regionale, ha presentato il documento “Obiettivo Turismo”. «Il turismo deve costituire uno dei pilastri fondamentali dell’economia della Sardegna. Occorre avere un atteggiamento manageriale della gestione del comparto – ha detto De Pascale –. Serve un’agenda per il settore. Siamo in tempo per recuperare quanto perduto. L’importante è che si passi dalla politica delle recriminazioni e delle lamentele alla politica del fare». «Siamo convinti che la Confindustria in Sardegna possa e debba giocare un forte ruolo sul piano delle proposte e delle idee. Le nostre aziende associate rappresentano tutti i settori produttivi. Ecco allora perché è quanto mai necessaria un’azione sinergica tra comparto del turismo e altri comparti. Tutto questo va fatto in una logica di carattere industriale», ha detto in apertura Giuseppe Ruggiu, presidente della Confindustria Centro Nord Sardegna.

All’evento hanno partecipato i vertici delle organizzazioni nazionali di Confindustria del settore turistico, ovvero Federturismo, con la vicepresidente Marina Lalli, e AICA, con Maria Carmela Colaiacovo, vicepresidente di Confindustria Alberghi. Dopo il saluto via Skype del presidente dell’Enit Giorgio Palmucci. Oltre agli assessori della Regione Sardegna Sanna e Chessa, sono intervenuti Mario Ferraro (Smeralda Holding), Lorenzo Corda (Ordine degli Ingegneri) e Massimiliano Cossu (Portale Sardegna). Maurizio Rossini (Trentino Marketing) ha insistito sull’importanza del rapporto tra privato e pubblico: «Se un territorio è ben organizzato le persone vivono bene e diventa automaticamente una destinazione seria». I manager delle tre società aeroportuali sarde, Alberto Scanu (Cagliari-Elmas), Silvio Pippobello (Olbia) e Roberto Perini (Alghero), hanno invece evidenziato i limiti del mercato turistico sardo: a parte Cagliari, gli aeroporti di Olbia e di Alghero registrano circa la metà del traffico proprio nella stagione estiva.
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