Silvestri a l'Agnata incanta il pubblico e taglia il nastro della 33esima edizione del Time in Jazz

di Davide Mosca | Twitter: @davidemosca1
OLBIA. L’emozione avvolge anche lui. Nel luogo prescelto da Fabrizio De Andrè come buen retiro, anche un artista come Daniele Silvestri, dall’alto dei suoi 25 anni di attività, si muove in punta di piedi. E mentre a l’Agnata, nei pressi di Tempio Pausania, si è appena chiuso il sipario sul concerto che ha dato il via alla 33esima edizione del Time in Jazz, rimane il ricordo di un evento straordinario in un momento altrettanto straordinario. Ci sono le distanze da rispettare, le mascherine da indossare per spostarsi, la misurazione della temperatura corporea all’arrivo. Eppure, non appena Silvestri si siede al pianoforte e scocca come dardi i primi accordi, le emozioni riprendono a scorrere, lì dove erano state lasciate a sedimentare per esplodere nella rinnovata emozione di ascoltare un concerto live, di cantare a squarcia gola canzoni come “Salirò”, “Don Raffaè” e muovere a tempo le mani per accompagnare come un’orchestra il duo composto da Daniele Silvestri, voce e piano, e Marco Santoro, fagotto e tromba. Scorrono veloci “Occhi da orientale”, “Questo Paese”, L’uomo intero”, “Le Cose in Comune” fino a quando  Silvestri non chiama il figlio di De Andrè, Cristiano,per omaggiare il “mostro sacro” della musica italiana e intepretare “La Città Vecchia”.

E poi c’è lui, Paolo Fresu, organizzatore del Time in Jazz, ma soprattutto musicista, a ricamare sulle armonie di Silvestri che cerca di lasciargli sempre più spazio allungando i giri di accordi per “godere” il più possibile di quella magia che solo il trombettista di Berchidda è in grado di confezionare. “Nonostante le difficoltà -ha commentato Fresu salutando il pubblico- abbiamo compreso la difficoltà di questo momento e piuttosto che restare a casa, ci siamo convinti ad uscire e venire qui con le debite misure di sicurezza e distanziamento. Me è importantissimo. Ancora una volta nella musica si crea un dialogo tra quello che noi vorremmo essere e quello che voi volete essere rispetto a noi. Grazie per questa compostezza”.  “L’emozione è tanta -ha poi proseguito Silvestri-, perché per un artista suonare in questo contesto è veramente un privilegio. Non so se riuscirò a cantare le canzoni di De Andrè, davanti al figlio, davanti a Paolo Fresu e ad un pubblico come questo. Vediamo dove mi porteranno queste emozioni e poi decidiamo”. E quelle emozioni, invece, lo hanno portato ad omaggiare Faber nel migliore dei modi  fino a culminare con una splendida interpretazione di Disamistade. Il Time in Jazz è appena all'inizio e nei prossimi giorni tutti gli eventi in programma potranno regalare altrettante sensazioni.

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